Psicoterapia milano mindfulness

Psicoterapia Sensomotoria

La Psicoterapia Sensomotoria o Sensorimotor Psychotherapy (SP) è un approccio terapeutico innovativo che, a differenza della maggior parte degli orientamenti psicoterapeutici, integra l’elaborazione sensomotoria con quella emotiva e cognitiva per l’elaborazione del trauma. Infatti, sebbene si sia inizialmente sviluppata come terapia corporea, è diventata progressivamente un approccio psicoterapeutico integrato, frutto della consapevolezza dei limiti della suddivisione tra mente e corpo e della necessità di superare tale dicotomia anche a livello pratico/clinico.

 

Psicoterapia Sensomotoria: introduzione

La Terapia Sensomotoria è stata specificatamente calibrata per trattare:

  • Disturbo da Stress Post-traumatico (PTSD)
  • Disturbo da Stress Post-traumatico complesso (cPTSD)
  • Difficoltà e traumi derivanti dalle relazioni con le persone di riferimento durante la propria infanzia e adolescenza (traumi d’attaccamento)

 

Basi teoriche

La Psicoterapia Sensomotoria, originariamente sviluppata da Pat Ogden negli anni ’80, ha come principali riferimenti teorici e tecnici:

  • Metodo Hakomi di Ron Kurz – approccio somatico alla psicoterapia ed è a sua volta influenzato da numerose discipline fisiche quali la danza e altri approcci basati sul movimento, lo yoga e l’integrazione posturale
  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale,
  • gli scritti pionieristici di Pier Janet sul trauma e le attuali ricerche sulle neuroscienze, sul trauma e sulla dissociazione
  • la teoria dell’attaccamento

 

Principi fondanti

Ispirandosi al Metodo Hakomi, i quattro principi guida della psicoterapia sensomotoria sono:

Organicità – capacità di crescita e di cambiamento intrinseca a noi tutti; anche quando ci si sente ‘bloccati’, ipotizziamo la presenza concomitante di una tendenza alla crescita e al cambiamento su cui fare leva in psicoterapia.
Principio della non violenza – il terapeuta SP coltiva un atteggiamento non giudicante, di accettazione della persona ‘tutta’, comprese quelle parti di sé e quei comportamenti che il paziente/cliente stesso fa fatica a riconoscersi o verso cui prova forti emozioni negative.
Unità – così come ognuno di noi è interconnesso, parte di un unico processo organico che abbraccia la natura e l’universo, così ogni mente e corpo contiene parti interconnesse e interdipendenti; è nell’unità che diventiamo simultaneamente consapevoli della nostra e dell’altrui separatezza, pur mantenendo un senso di connessione agli altri e all’universo.
Collaborazione – il terapeuta non ha tutte le risposte né tutto il potere, ma promuove la massima collaborazione possibile con il paziente; si lavora insieme.

 

La Psicoterapia Sensomotoria e i traumi

La principale strategia adottata dai terapeuti sensomotori per aiutare la persona ad elaborare i ricordi post-traumatici è quella di confrontarsi gradualmente, delicatamente, con i ricordi stessi attraverso la componente sensomotoria, mantenendola inizialmente disconnessa rispetto alle dimensioni emotive e cognitive.

Questa gradualità nell’affrontare il trauma consente al paziente di rimanere in una condizione di sicurezza psicofisiologica, dimensione ottimale per potersi confrontare, finalmente in modo diverso, con i ricordi post-traumatici.

 

Psicoterapia Sensomotoria: modalità di intervento

Lo psicoterapeuta aiuta la persona a nutrire una curiosità non giudicante nei confronti delle proprie reazioni emotive, cognitive e sensomotorie allo scopo di consentire un funzionamento più flessibile e adattivo nel presente e nelle aspettative che ciascuno ha del futuro. In una seduta di Psicoterapia Sensomotoria viene dunque riservata una marcata attenzione alla consapevolezza o mindfulness dei propri movimenti corporei, a diventare consapevoli del proprio corpo, a imparare a seguire le proprie sensazioni fisiche e ad implementare azioni fisiche che promuovano l’autostima e la competenza oltre che affinare o apprendere come regolare i propri stati emotivi.

 

Psicoterapia Sensomotoria: obiettivi terapeutici

Lo scopo della mindfulness è di osservare “quello che è” anziché cercare di manipolarlo, cambiarlo o trarre conclusioni al riguardo. Si tratta quindi di concentrarsi sugli stati interiori e rivolgersi all’esperienza presente, così che invece di parlare delle esperienze e di interpretarle, si impara a osservarle e si diventa curiosi al riguardo al fine di apprendere ad inibire le tendenze abituali alle azioni procedurali legate al trauma e a procedere con nuove azioni fisiche, risorse somatiche, risposte di difesa adattive e capacità di autoregolazione.

In particolare, si aspira a:

  • Incrementare la qualità di vita – aumentare o acquisendo le capacità necessarie per affrontare, gestire o sentire le proprie emozioni e sensazioni nelle diverse aree di vita (ad es., ambito lavorativo, cura di sé, relazioni amicali, rapporti con familiari e cari)
  • Monitorare e controllare i livelli di attivazione psicofisiologico – diventare consapevoli e imparare a gestire le diverse emozioni (ad es., ansia, vergogna, terrore, disperazione, senso di colpa) e tendenze quali la sensazione di volersi chiudere in se stesso, sentirsi deboli o sentire il bisogno di fuggire.
  • Sviluppare il corpo come risorsa e diventare consapevoli delle sensazione somatiche – acquisire un senso di Sé somatico (felt sense of Self)

 

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